Le obbligazioni assunte dalle famiglie italiane hanno raggiunto, in questi ultimi due anni, la soglia critica della non onorabilità del debito, superata la quale si rischia seriamente il fallimento. A lanciare l’allarme sul rischio fallimento per centinaia di famiglie è la Uilcem, il sindacato della chimica, dell’energia e petrolio di casa Uil.
«Il tema del sovraindebitamento del cittadino è una questione che ci appartiene per cultura e per sensibiltà. Noi della Uilcem – dichiara Augusto Pascucci, segretario generale della categoria- l’abbiamo affrontata per primi e per primi ci siamo spesi per inserirla negli accordi di rinnovo del contratto collettivo nazionale della chimica, perché crediamo che la gestione contrattuale del rapporto di lavoro sia la giusta sede per dare un’ulteriore aiuto ai lavoratori e alle loro famiglie che vivono, nel quotidiano, il dramma della sovra esposizione al credito finanziario».
Il sovrindebitamento dei lavoratori è ormai una vera piaga sociale. Basti pensare che in Sicilia, l’esposizione finanziaria per famiglia, nel 2011, ha toccato la media di 20.000 euro pro nucleo, con tassi d’insolvenza altissimi per le province di Catania, Caltanissetta, Enna e Ragusa. I debiti contratti dai lavoratori siciliani vanno dai mutui acquisto prima casa, ai finanziamenti per ristrutturazioni del credito al consumo. Il ricorso a forme di finanziamento illegale, per arrivare alla fine del mese e per onorare, soprattutto, le obbligazioni contratte ed evitare i protesti è dunque sempre più evidente, con il pericolo di finire irrimediabilmente nella rete tesa dagli strozzini.
Dall’esperienza del lavoro sindacale emerge il quadro di un fenomeno in fortissima espansione, vissuto nella solitudine più profonda. Anche il Governo è consapevole del problema. Infatti, lo scorso 22 dicembre il Consiglio dei ministri ha emanato il nuovo decreto legge n. 212 (Disposizioni urgenti in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento e disciplina del processo civile) che permette una dignitosa via d’uscita dalla crisi anche ai soggetti più deboli, non tutelati dalla legge sui fallimenti, come le grandi aziende. Un provvedimento legislativo nel quale si mette in evidenza l’urgenza che ormai riveste questa tematica, drammatica per molti versi, di cui occuparsene in modo serio senza perdere ulteriore tempo.
«Per la prima volta viene offerta ai cittadini, e non solo alle imprese – commenta il segretario nazionale della Uilcem- la possibilità di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti per la finale esdebitazione e chiudere quindi ogni contenzioso come avviene per le grandi aziende. Protezione del reddito del lavoratore nella consapevolezza che una migliore qualità della vita incide positivamente sulla produttività del lavoro».
Con il Decreto Legge 212, finalizzato a fronteggiare le situazioni di famiglie e piccole imprese in crisi, viene introdotto per la prima volta in Italia un meccanismo di estinzione di tutte le obbligazioni del soggetto sovraindebitato, anche nella prospettiva di una deflazione del contenzioso in sede civile derivante dall’attività di recupero forzoso dei crediti. In pratica viene data la stessa possibilità di cui godono le grandi aziende, di raggiungere un accordo con i propri creditori per non dichiarare fallita l’impresa. È previsto un intervento limitato dell’autorità giudiziaria (che si limita ad omologare l’accordo raggiunto tra debitore e creditore), mentre decisivo è il ruolo svolto dai neo costituiti organismi di composizione della crisi, che, composti da professionisti in possesso di adeguata preparazione, favoriscono la definizione dell’accordo e ne seguono l’attuazione.
In questo quadro, la Uilcem avvierà nei prossimi mesi un servizio di prevenzione e gestione del deficit da indebitamento famigliare attraverso punti di ascolto e assistenza all’interno delle imprese, con un iniziale nucleo di aziende pilota in cui avviare una prima sperimentazione. «Oltre a fornire assistenza e mediazione nella formulazione del piano di esdebitamento e pareggio di bilancio – spiega Pascucci – l’obiettivo è far comprendere al soggetto indebitato il suo modo di prendere decisioni in un percorso-tipo che porta a ritrovarsi in una spirale senza via di uscita, e quindi fargli recuperare una progettualità sana attingendo a “risorse nascoste” nella sua biografia e apprendendo un nuovo stile di vita»








L’industria della raffinazione e i circa 40.000 addetti che ci lavorano tra diretti e indotto sono “a rischio” secondo il numero uno della Uilcem, Augusto Pascucci che chiede investimenti “commisurati al nostro fabbisogno e di riconversione strutturale che guardi anche all’esperienza delle bioraffinerie”. La Uilcem chiede di affrontare in tempi rapidi la crisi di un settore che rappresenta un “asset strategico per le necessità energetiche del nostro Paese”. Una posizione – dice Pascucci – ribadita anche congiuntamente con i sindacati di categoria della Cgil e della Cisl nel corso di una recente audizione alla Camera e attraverso l’avvio di un tavolo con il Ministero Sviluppo Economico e UP che inizierà a lavorare nelle prossime settimane. “Fino a pochi decenni fa – afferma – l’Italia era il primo operatore europeo della raffinazione. Oggi con una sovraccapacità produttiva intorno ai 30 milioni di tonnellate annue soltanto nell’arco di due o tre anni sono a rischio almeno 4-5 raffinerie di piccole dimensioni per un totale tra diretto e indotto di 8-9000 addetti. E la crisi interessa tutta Europa con tutti i principali gruppi impegnati in operazioni di chiusura, dismissione o cessione di impianti”. La situazione inoltre – avverte – “é destinata a peggiorare per via della crisi e della progressiva riallocazione dei consumi verso combustibili più rinnovabili, a cui va aggiunto il crollo dei ricavi e l’affacciarsi sul mercato di raffinerie di enormi dimensioni e di distillati più competitivi del carburante made in Italy ma meno adeguati sul piano delle garanzie sociali e ambientali. In questo contesto, senza interventi di politica industriale e una seria programmazione, le 16 raffinerie italiane saranno quasi tutte destinate ad andare fuori mercato”. Tra queste, la raffineria di Gela, che rischia seriamente di chiudere i battenti. Eni -sostiene Silvio Ruggeri della Uilcem regionale- non può più ricercare pretesti, nell’attuazione degli investimenti più volte enunciati. Investimenti, che l’Uilcem valuta positivamente, perché propedeutici al miglioramento delle prestazioni della Raffineria e al mantenimento e allo sviluppo degli attuali posti di lavoro diretti e dell’indotto, cosi come allo sviluppo economico dell’intera provincia. Richiedendo l’avvio immediato dei lavori attraverso gli investimenti annunciati per il quadriennio a venire. Non essendo più tollerabile che si continui con attacchi che danneggiano irreversibilmente il nostro sito e che stanno generando l’orientamento a non investire più nel nostro territorio e se possibile abbandonarlo.



Ragusa – Maurizio Terrani (foto), segretario regionale Uilcem con delega al contratto gas-acqua, giovedì 6 ottobre ha visitato la realtà ragusana di enel gas, società leader in Italia per la distribuzione del gas naturale. Il segretario ha voluto complimentarsi coi lavoratori del distretto Ragusa per il raggiungimento di prestigiosissimi risultati gestionali che collocano la nostra provincia tra le più virtuose e produttive di tutto il gruppo enel, distribuzione gas, in Sicilia e nel resto d’Italia.“Il gruppo Ragusa è primo in Sicilia per qualità, sicurezza e produttività –ha evidenziato Terrani nel suo intervento in assemblea- 36.000 utenze raggiunte ad aprile 2011 e due anni a zero infortuni, a questo punto Enel non può non tener conto degli obiettivi raggiunti dal team ragusano, che si distingue per unità e collaborazione reciproca, presentandosi come vera squadra vincente. E i risultati consolidati confermano che a Ragusa si lavora bene, nella piena soddisfazione dell’utente finale e della sicurezza dei lavoratori e degli impianti”. Il segretario regionale della Uilcem ha poi illustrato l’evoluzione degli assetti societari con il consolidamento di Enel, grazie al versamento di capitali propri e all’intervento del consorzio f2i, nella posizione di secondo operatore nazionale nel settore della distribuzione di gas naturale. I lavori dell’assemblea sono stati introdotti dal segretario territoriale Giuseppe Scarpata, che ha voluto evidenziare come il percorso di rinnovamento in seno alla Uilcem, e la sinergia tra centro e periferia, sono gli ingredienti necessari a un consenso sempre più in crescita nell’ottica della piena rappresentanza del lavoro e dei lavoratori.
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